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04 Feb 2026
News Terrin

Iper-ammortamenti per i beni immateriali 4.0: quali sono i profili più critici?

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La disciplina dei nuovi iper-ammortamenti introdotti all’art. 1, commi 427 – 436 della Legge di bilancio 2026 (L. 199/2025), estende l’agevolazione fiscale anche ai beni immateriali 4.0 (software, sistemi, piattaforme, applicazioni, algoritmi e modelli digitali) funzionali alla trasformazione digitale delle imprese, ora ricompresi nel nuovo Allegato V alla L. 199/2025, che aggiorna e sostituisce, in sostanza, il previgente Allegato B alla L. 232/2016. La reintroduzione dell’agevolazione assume rilievo anche perché, nel 2025, i beni immateriali 4.0 erano stati esclusi dal precedente credito d’imposta per investimenti 4.0, pur mantenendo un ruolo ai fini dell’“IRES premiale”.

Come già noto, l’effetto fiscale dell’iper-ammortamento si sostanzia in una maggiorazione del costo di acquisizione del bene immateriale, con conseguente incremento della quota annua di ammortamento deducibile. In coerenza con i chiarimenti già resi dall’Agenzia delle Entrate, la maggiorazione opera in via extracontabile e la deduzione va fruita in misura non superiore al 50% del costo, ai sensi dell’art. 103, comma 1, TUIR (richiamo alla circ. Agenzia delle Entrate–MISE 30 marzo 2017 n. 4, § 6.4).

Profili critici: costo di acquisizione, canoni periodici e software integrato (embedded)

Accanto alle questioni sul requisito territoriale, che verosimilmente dovrebbero essere demandate a un decreto attuativo in corso di definizione, emergono ulteriori aree di incertezza applicativa non affrontate in modo espresso dalla nuova formulazione.

Un primo snodo riguarda la mancata riproposizione, nella nuova disciplina, della previsione (presente nelle precedenti agevolazioni) che considerava agevolabili anche i costi per canoni di accesso via cloud computing ai beni immateriali dell’elenco agevolato, limitatamente alla quota di competenza del periodo d’imposta di vigenza della misura. L’assenza di tale inciso rende necessario chiarire se e in che misura tali modelli di fruizione rientrino, oggi, nel perimetro agevolativo.

Un secondo profilo concerne il riferimento normativo al “costo di acquisizione” dei beni: occorre precisare se siano ricompresi anche i software acquistati a titolo di licenza d’uso. In passato, per i “vecchi” iper-ammortamenti, la circ. Agenzia delle Entrate–MISE n. 4/2017 (§ 6.2.2) aveva ammesso all’agevolazione i software dell’Allegato B anche se acquisiti in licenza d’uso, purché iscrivibili tra le immobilizzazioni immateriali (voce B.I.3) secondo corretti principi contabili (OIC 24).

Nel quadro dei precedenti indirizzi di prassi (pur riferiti ad agevolazioni differenti), non risulta agevolato il software utilizzato dietro canoni periodici, poiché i relativi costi esaurirebbero la loro utilità in un solo esercizio (C.M. n. 51/2000, § 5.1).

Un’ulteriore casistica critica è quella del software integrato (embedded): se un bene 4.0 è acquistato a un prezzo unitario comprensivo del software necessario al funzionamento, secondo i chiarimenti richiamati non si opera la scissione tra componente materiale e immateriale, e il software è considerato agevolabile unitariamente al bene principale con l’iper-ammortamento. Infine, alla luce dei chiarimenti già resi in passato, dovrebbero restare esclusi dall’agevolazione i software relativi alla gestione di impresa in senso lato (ad esempio amministrazione e contabilità).

Il quadro delineato conferma il ritorno dell’agevolazione per i beni immateriali 4.0, ma permane una serie di snodi interpretativi che impongono un necessario coordinamento con la prassi e, soprattutto, l’adozione di chiarimenti sui profili oggi più sensibili: requisito territoriale, modalità di fruizione in cloud, licenze d’uso e corretta qualificazione dei costi tra immobilizzazioni immateriali e componenti di periodo, nonché delimitazione del perimetro di esclusione per i software gestionali. In tale contesto, appare auspicabile un intervento tempestivo che assicuri certezza applicativa e uniformità.

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