Il 22 dicembre 2025 il Tavolo per la finanza sostenibile, coordinato dal MEF, ha pubblicato l’aggiornamento del Documento per il dialogo di sostenibilità tra PMI e banche, introducendo una tabella di interoperabilità tra tale Documento e lo standard europeo volontario VSME (elaborato dall’EFRAG). L’obiettivo dichiarato è duplice: semplificare le richieste ESG e migliorare l’accesso al credito, consentendo alle imprese di lavorare su un set informativo unico e riutilizzabile.
Sebbene le PMI non siano direttamente soggette alla CSRD, esse sono sempre più coinvolte nella raccolta di dati di sostenibilità per effetto della catena del valore. In assenza di standard condivisi, ciò ha prodotto negli ultimi anni una proliferazione di questionari diversi, spesso sovrapposti e poco comparabili e, proprio per eliminare duplicazioni e consentire alle imprese di utilizzare un unico set informativo, sono stati sviluppati (e ora aggiornati) il Documento e la tabella di interoperabilità, con l’ulteriore finalità di ridurre oneri amministrativi e favorire una migliore pianificazione degli investimenti, anche tramite accesso a finanziamenti privati e a fondi/garanzie pubbliche.
Il Documento “PMI–banche”: cosa cambia con l’aggiornamento 2025
Il Documento era stato pubblicato per la prima volta nel dicembre 2024 nell’ambito dei lavori del Tavolo MEF e nel dicembre 2025 è stata rilasciata una versione aggiornata che non ne modifica l’impianto originario, ma ne rafforza la coerenza con un quadro normativo in evoluzione. Rimangono fermi alcuni tratti qualificanti, particolarmente rilevanti per le PMI: è volontario, non è uno standard di rendicontazione, non richiede lo svolgimento di analisi di materialità e mantiene la finalità di semplificare lo scambio informativo PMI–banche, tenendo conto delle esigenze di vigilanza e dei processi interni degli intermediari. Inoltre, viene ribadita la proporzionalità già prevista per le microimprese e confermata la coerenza con il VSME, richiamato come strumento distinto e non alternativo. Nella release di dicembre 2025 il Documento è organizzato in: introduzione di contesto, corpo principale dedicato alle informazioni richieste, guida metodologica di supporto operativo e cinque sezioni tematiche che coprono l’intero perimetro ESG. Per ciascuna informazione vengono indicati contenuto, unità di misura, priorità per microimprese (Priorità 1 e 2) e il riferimento alla normativa bancaria che giustifica la richiesta (tra cui CRR III/CRD VI, Linee guida EBA sui rischi ESG e obblighi informativi del Terzo Pilastro).
La tabella di interoperabilità: l’elemento più “pratico” per ridurre la frammentazione
La tabella confronta gli indicatori del Documento PMI–banche con quelli maggiormente affini presenti nel VSME. Non amplia il perimetro informativo e non introduce nuovi obblighi per le imprese: è pensata come supporto operativo per chiarire il raccordo tra livello nazionale ed europeo e favorire un uso coordinato di strumenti diversi per ambito e destinatari. La logica è di immediata utilità: per ciascun indicatore la tabella chiarisce se i dati raccolti secondo VSME possano essere utilizzati anche nel dialogo bancario, se richiedano adattamenti (per esigenze prudenziali) o se rispondano a specificità tipicamente italiane, riducendo il rischio di richieste ridondanti. Gli indicatori vengono ricondotti a tre categorie:
- allineati (sovrapponibili);
- parzialmente allineati (con elementi legati al contesto nazionale o alle esigenze del settore finanziario);
- specifici del Documento PMI–banche (assenti nel VSME perché ritenuti necessari nel rapporto con gli intermediari).
Tra le principali specificità nazionali emergono, tra le altre: rischio fisico/catastrofale e coperture assicurative, efficienza energetica degli immobili posti a garanzia, stime di allineamento alla tassonomia UE (fatturato e investimenti), contenuto riciclato/riciclabile di prodotti e imballaggi, dati su infortuni e giornate perse, violazioni dei diritti dei lavoratori e presenza di categorie protette oltre gli obblighi di legge.
Il contesto prudenziale: EBA e integrazione strutturale dei rischi ESG
L’iniziativa si innesta nel lavoro del Tavolo per la finanza sostenibile, istituito nel 2022 presso il MEF e articolato in gruppi dedicati, tra l’altro, alla qualità dei dati su rischi climatici ed energetici e al divario di protezione assicurativa; sono previste per il 2026 nuove iniziative di formazione e confronto su tutto il territorio nazionale, proprio per ridurre frammentazione e aumentare coerenza/riusabilità dei dati ESG nei processi di credito.
Il passaggio è particolarmente significativo perché dall’11 gennaio 2026 sono entrate in vigore le Linee guida EBA sulla gestione dei rischi ESG, le quali richiedono agli enti creditizi e alle imprese di investimento di integrare in modo strutturato i fattori ESG in governance, risk management e politiche di concessione del credito. Dal 2027 tali requisiti saranno pienamente operativi e si tradurranno in un’integrazione sistematica dei rischi ESG anche nei modelli di valutazione del rischio di credito e di stima delle perdite attese. In tale contesto, la disponibilità per le PMI di informazioni ESG standardizzate, proporzionate e interoperabili diventa un fattore chiave per un dialogo bancario più prevedibile e trasparente e, in ultima analisi, per facilitare l’accesso al credito riducendo incertezza e duplicazioni.

